Cari concittadini,
domenica 1° novembre, nel giorno di Ognissanti, ci siamo ritrovati davanti al Monumento ai Caduti di piazza Vittorio Veneto per celebrare la Giornata dell’Unità nazionale e delle Forze Armate. È il giorno in cui ogni famiglia pensa ai propri cari, e abbiamo scelto di ricordare insieme i caduti della Grande Guerra e i soci delle associazioni di volontariato che ci hanno lasciato.
Sulle lapidi del monumento sono scritti i nomi di 99 malnatesi caduti nella Prima guerra mondiale. Malnate allora aveva meno di cinquemila abitanti: vuol dire che quasi ogni famiglia, ogni cortile, ogni via ha perso qualcuno. Molti di quei cognomi, Bernasconi, Monetti, Riva, Croci, Brusa, sono ancora quelli delle famiglie di Malnate. Non sono figure lontane dei libri di storia: erano ragazzi della nostra comunità.
Domenica ho chiesto a tutti di guardare il monumento. Il soldato alza una Vittoria alata, ma non è solo: accanto a lui ci sono due donne, e una di loro tiene per mano un bambino. Chi lo ha voluto conosceva bene il prezzo di quella vittoria. Sapeva che la guerra non colpisce solo chi la combatte, ma anche le madri, le mogli, i figli, intere comunità.
È un messaggio che parla anche al nostro tempo. La Costituzione nata dalla Resistenza, in cui hanno combattuto anche cinque partigiani malnatesi, all’articolo 11 dice: «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali». Non sono parole del passato. In queste settimane le notizie ci raccontano di città bombardate in Ucraina, di bambini che continuano a morire a Gaza, di guerre in Medio Oriente e in Sudan di cui si parla troppo poco. A pagare il prezzo più alto sono ancora i civili inermi, le donne e i bambini, proprio come quelli scolpiti sul nostro monumento.
Il 4 Novembre è anche la festa delle Forze Armate della Repubblica, che vediamo nelle missioni di pace e nei soccorsi durante alluvioni e terremoti, al fianco della protezione civile e dei nostri volontari. Ricordare i caduti non significa celebrare la guerra. Significa prendere un impegno: costruire la pace, difendere il diritto internazionale, proteggere chi è più indifeso.
Desidero ringraziare la nostra Polizia Locale, il Comandante della Stazione dei Carabinieri, i Carabinieri in congedo, le Guardie Ecologiche Volontarie, SOS Malnate, la Protezione civile, gli Alpini, il Centro Lena Lazzari, il Corpo Filarmonico e i soci Coop, e tutti i cittadini che hanno scelto di esserci.
Vi invito, nei prossimi giorni, a fermarvi davanti al monumento e a leggere quei nomi. Perché la memoria non è un esercizio rivolto al passato, ma un impegno che riguarda il futuro della nostra città.